Un omicidio Medioevale

Un omicidio

Medioevale

Le analisi antropologiche e paleopatologiche di un soggetto adulto giovane (19-24 anni), deposto all’interno dell’atrio funerario nei pressi dell’antico accesso alla chiesa, hanno rivelato la presenza di lesioni peri-mortali nello scheletro.  Infatti, il cranio di questo giovane individuo mostrava i segni di quattro colpi da fendente privi di risposta riparativa. In particolare, le lesioni, sotto forma di discontinuità nette del tessuto osseo, si localizzano sulla squama occipitale proseguendo lungo il parietale destro (Lesione A), nella porzione nucale inferiore destra (Lesione B), nell’area occipito-mastoidea destra (Lesione C) e nella porzione sagittale del parietale destro (Lesione D). Le indagini macro e microscopiche hanno rivelato la completa assenza di reazione ossea nella sede delle lesioni escludendo un tempo di sopravvivenza del soggetto dopo i traumi (per la localizzazione delle lesioni nel cranio vedi Figura 1).

Fig. 1 (imm. di Stefano Ricci)

L’osservazione e la descrizione dettagliata dell’aspetto morfologico del tessuto osseo interessato dalle discontinuità – caratterizzato da margini netti, sezioni a V, superfici lucide e lisce – ha permesso di stabilire che le lesioni sono state causate da forze compressive focalizzate attraverso l’uso di uno strumento molto affilato. Le tipiche superfici levigate e i bordi netti e taglienti hanno permesso di ipotizzare che lo strumento causativo fosse un’arma metallica. Per tre delle quattro lesioni sono state ipotizzate forze dinamiche applicate verticalmente, in grado di penetrare il cranio con un’elevata energia di taglio. Una di queste ferite tagliava l’intero spessore dell’osso cranico, provocando una lunga fessura lineare che attraversava la porzione posteriore del cranio (Lesione A), mentre le altre due lesioni erano state inflitte obliquamente, comportando il distacco di fette di intero tavolo cranico dalle porzioni colpite (Lesione B e C). Per la quarta lesione osservata, è stato possibile suggerire un’azione di scorrimento in grado di incidere la corticale cranica esterna. Questa lesione è coerente con un’incisione superficiale eseguita con un’arma affilata, fatta scorrere con forza parallela attraverso la superficie dell’osso.

Lesione A-B

Lesione C

Lesione D

In base al coinvolgimento dei tessuti e al danno osseo osservato, i risultati sono coerenti con l’uso di una grande arma da taglio, probabilmente una spada affilata. L’analisi integrata del soggetto, unendo all’osservazione macroscopica l’esame tramite microscopio digitale tridimensionale, la tomografia computerizzata e la ricostruzione virtuale tridimensionale, ha permesso di valutare i singoli segni di taglio e di risalire alla dinamica di ciascuno, partendo dalle caratteristiche macroscopiche e microscopiche delle lesioni.

Le analisi hanno riguardato in particolar modo l’inclinazione delle superfici di taglio, permettendoci di capire la direzione dei colpi e la posizione dell’assalitore e della vittima, e le striature microscopiche presenti sulle superfici di taglio: esse sono dovute a imperfezioni presenti sulla lama e restano impresse sull’osso con una direzione parallela alla forza applicata, dandoci quindi un’indicazione sulla traiettoria del colpo e sulla posizione dell’aggressore rispetto alla vittima.

Molto probabilmente l’attacco avvenne alle spalle, perché quasi tutti i colpi riguardano la nuca. Il primo colpo venne verosimilmente schivato dalla vittima. È probabile che a questo punto, impreparato alla battaglia, il soggetto abbia voltato le spalle all’assalitore cercando di fuggire, ma è stato raggiunto e colpito una seconda volta, più profondamente, asportando una fetta di cranio e mozzando il padiglione auricolare destro. Con il terzo colpo vibrato da dietro l’assassino ha provocato un ulteriore taglio verticale nella nuca, andando a coinvolgere anche il cervelletto e determinando la lacerazione dei seni venosi della dura madre, comportando una grossa emorragia. L’ultimo corpo, il quarto, è stato quello fatale, e dalla posizione e inclinazione capiamo che la vittima non poteva che essere ormai riversa a terra.

Dall’analisi della dinamica, si può ipotizzare che l’individuo non indossasse l’elmo di protezione e che fosse stato colto di sorpresa dall’assalitore: dunque probabilmente si trattò di un’imboscata, piuttosto che di un combattimento alla pari. I colpi analizzati infatti rivelano una forza lesiva che sarebbe stata molto inferiore qualora il soggetto avesse avuto una protezione adeguata alla testa. Inoltre, tutte le lesioni risultano vibrate da dietro, come se l’individuo fosse stato colpito mentre era in fuga.

La presenza di una lesione cranica precedente e riparata (ante-mortem), ci suggerisce che l’individuo fosse addestrato al combattimento. Inoltre, una caratteristica della scapola, la mancata fusione dell’apofisi acromiale (os acromiale), suggerisce che fosse allenato all’uso dell’arco fin da giovane.

La posizione della sepoltura, ben vicina all’ingresso della chiesa più antica, ci indica che la vittima dovesse appartenere a un rango sociale piuttosto elevato. La sepoltura era semplice, in una fossa strutturata con lastre litiche, e il defunto non indossava preziosi, ma questo era piuttosto comune nel medioevo.

Secondo fonti archivistiche che attestano la chiesa come appartenente ad un insediamento fortificato almeno fino alla data del 1235, si può anche ipotizzare che questo individuo, la cui sepoltura si colloca in un arco temporale prossimo a questa data, facesse parte della famiglia che all’epoca dominava questa regione.