Cittiglio San Biagio

Cittiglio

San Biagio

Dati

  • Nome:
    Chiesa di San Biagio
  • Cronologia sito:
    X secolo d.C.

Dove si trova

Via San Biagio, 21033, Cittiglio (VA)

Gallery

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La chiesa di San Biagio: un contesto bioarcheologico pluristratificato
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Le indagini archeologiche del contesto
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Le caratteristiche biologiche della popolazione
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La paleopatologia
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Il confronto diacronico

La chiesa di San Biagio: un contesto bioarcheologico pluristratificato

La chiesa di San Biagio è oggi l’edificio religioso più antico di Cittiglio. Si tratta di un tipico esempio di architettura romanica, ad aula unica, facciata a capanna e singolo portale centrale.
Nel corso dei secoli la chiesa è stata teatro di numerosi interventi che ne hanno modificato la struttura. La possibilità di lettura delle diverse fasi costruttive consente di assumere l’edificio quale testimone dell’azione del tempo e dell’uomo. Sul primo impianto Altomedievale riferibile a una cappella privata di dimensioni ridotte fu successivamente eretto l’edificio romanico. Nel XIV secolo la navata fu estesa ad Ovest per inglobare il corpo di fabbrica del cosiddetto atrio funerario, uno spazio posto originariamente all’esterno e addossato all’antica facciata romanica. Nel XVII secolo l’orientamento della chiesa venne invertito con la demolizione dell’abside e la realizzazione del nuovo ingresso a Est sul lato opposto rispetto a quello originario.

Le indagini archeologiche del contesto

A seguito di una lunga fase di restauro dell’edificio, iniziata nel 1992, nel 2006 presero avvio gli scavi archeologici all’interno della chiesa che misero in evidenza la struttura dell’atrio funerario, con fasi di utilizzo tra XI e XVI secolo. Al suo interno sono state portate in luce 22 sepolture e un ossario comune (US 157).

Tra il 2016 e il 2020 gli scavi del sagrato hanno rilevato uno spazio cimiteriale databile tra il X e il XVII secolo e hanno permesso di recuperare un totale di 61 tombe e un’ampia fossa ossario (US 423) nella porzione Est, quest’ultima probabilmente relativa all’ultima fase di bonifica dell’area cimiteriale. Sono state inoltre documentate alcune strutture murarie pertinenti agli antichi muri di cinta del cimitero (Fig. 1).

Fig. 1. Immagine zenitale del sito nelle fasi finali di scavo: si osservano le tombe esplorate nell’area del sagrato e la rasatura della struttura muraria dell’antica abside messa in luce dalle indagini archeologiche.

Le caratteristiche biologiche della popolazione

In tutto sono state identificate 102 unità scheletriche (USK) riferibili a 96 individui, completi o parziali (Figg. 2- 3), e a resti umani sparsi e frammisti relativi a riduzioni o sepolture sconvolte.
Dei 96 individui, 44 sono soggetti adulti e 52 in età evolutiva (0-20 anni). Tra gli adulti, vi sono 10 adulti giovani, 14 adulti maturi, 5 adulti anziani e 15 adulti generici (nei casi di stima dell’età non attendibile). Di questi, 21 sono femmine e 19 sono maschi, mentre 4 adulti sono di sesso non determinabile. Il rapporto tra maschi e femmine nel campione appare ben bilanciato (M/F=0,905). Il campione non adulto si compone di 9 individui in età fetale/perinatale, 27 soggetti infantili, 12 bambini e 4 adolescenti. Suddividendo ulteriormente il campione in età evolutiva, si evidenzia come più del 44% degli individui sia deceduto in un’età compresa tra 1 e 4 anni. Una buona percentuale è rappresentata anche dagli individui fetali/perinatali tra le 34 e le 40 settimane di gestazione (13,5%) e dai bambini tra i 9 e i 12 anni di età (13,5%).

L’ossario comune US 157 ha restituito un numero minimo di 40 soggetti; l’analisi di un campione molto ridotto dell’ossario US 423, ancora in fase di studio, ha rivelato la presenza di almeno 46 individui.
La statura media della popolazione è di 168 cm per gli individui di sesso maschile e di 156,9 cm per quelli di sesso femminile, con una differenza intersessuale di 11,1 cm e un intervallo che varia da 150,7 cm a 174,2 cm.

Fig. 2. Lo scheletro di un giovane adulto di sesso maschile in T.51, parzialmente rimosso da una deposizione successiva;

Fig. 3. A sinistra, una femmina adulta e un infante, sepolti in momenti diversi, in T.55; a destra, una femmina adulta in T.54.

La paleopatologia

La degenerazione articolare è diffusa nel campione in forma per lo più lieve, anche se non mancano casi più marcati, mentre le infezioni aspecifiche come la periostite sono state riscontrate limitatamente sia nell’incidenza che nel grado di espressione. Tutto ciò ci porta a descrivere una popolazione caratterizzata da una costante attività lavorativa pesante che poteva comportare la possibilità di traumi e microtraumi a carico degli arti e delle articolazioni.

La presenza di porosità cranica nel campione adulto e subadulto e di porosità anomala a carico dello scheletro dei soggetti immaturi rivela l’esistenza di problematiche di tipo nutrizionale e carenziale all’origine di disturbi metabolici e ematologici cronici (Fig. 4 c).

Fig 4 c: Porosità diffusa e neoformazione ossea a carico dell’ileo sinistro dell’individuo infantile di T.47 (probabile caso di scorbuto)

Fig 4 c: Porosità diffusa e neoformazione ossea a carico dell’ileo sinistro dell’individuo infantile di T.47 (probabile caso di scorbuto)

Altre patologie sono state identificate nel campione tra cui lesioni traumatiche e un caso di lesività interpersonale (Fig. 4 a), malattie congenite (Fig. 4 b), disturbi metabolici (Fig. 4 c), artropatie infiammatorie (Fig. 4 d), patologie infettive (Fig. 4 e), condizioni vascolari e circolatorie (Fig. 4 f), patologie della dentizione (Fig. 4 g) e neoplasie benigne. Alcuni casi in particolare sono degni di nota:

Tomba 13. Un soggetto adulto giovane (19-24 anni), sepolto all’interno dell’atrio funerario, mostrava i segni di quattro lesioni da fendente al cranio prive di risposta riparativa. In base al coinvolgimento dei tessuti e al danno osseo osservato, i risultati sono coerenti con l’uso di una grande arma da taglio, probabilmente una spada affilata, che provocò la morte del soggetto (Fig. 4 a, h). Vai a visitare l’approfondimento di questa scoperta cliccando qui

Tombe 23, 31 e 53. Questi soggetti adulti presentavano ampie lesioni litiche a carico delle vertebre toraciche e lombari, con erosioni dei piatti vertebrali e di porzioni contigue dei corpi, e deposizione di osso irregolare sulla superficie viscerale delle coste. Per questi casi è stato ipotizzato un processo infettivo correlato a tubercolosi scheletrica (Fig. 4 e, i)

Fig 4a: Cranio del giovane adulto di T.13 caratterizzato da quattro colpi di fendente peri-mortali (riquadri A-D nell’immagine)

Fig 4a: Cranio del giovane adulto di T.13 caratterizzato da quattro colpi di fendente peri-mortali (riquadri A-D nell’immagine)

Fig 4h: Osservazione al microscopio digitale 3D della lesione B osservata sul cranio di T.13: si osservano le striature lungo tutta la superficie di taglio causate dal passaggio della lama metallica

Fig 4h: Osservazione al microscopio digitale 3D della lesione B osservata sul cranio di T.13: si osservano le striature lungo tutta la superficie di taglio causate dal passaggio della lama metallica

Fig 4 e: Erosione dei piatti vertebrali di L4 e L5 con reazione ossea proliferativa delle superfici anteriori in T.31: le due vertebre appaiono “embricate” a causa delle profonde erosioni a carico delle superfici articolari contigue.

Fig 4 e: Erosione dei piatti vertebrali di L4 e L5 con reazione ossea proliferativa delle superfici anteriori in T.31: le due vertebre appaiono “embricate” a causa delle profonde erosioni a carico delle superfici articolari contigue.

Fig 4 i :Immagine TAC di una vertebra di T.23: si notano canali e cavità litiche all’interno del corpo vertebrale.

Fig 4 i :Immagine TAC di una vertebra di T.23: si notano canali e cavità litiche all’interno del corpo vertebrale.

Tomba 52. Un soggetto anziano rivelava evidenze di poliartropatia simmetrica bilaterale, con lesioni periarticolari erosive dello scheletro appendicolare. Queste lesioni sono coerenti con un probabile caso di artrite reumatoide (AR) o di poliartropatia erosiva conforme alla AR (Fig. 4 d).

Fig 4 d: Ossa del piede dell’individuo maschile di età avanzata di T.52 con evidenze di poliartropatia erosiva bilaterale

Fig 4 d: Ossa del piede dell’individuo maschile di età avanzata di T.52 con evidenze di poliartropatia erosiva bilaterale

Tombe 43 e 72. Due soggetti infantili di pochi anni di vita mostravano carie precoci severe dello smalto estese fino alla totale distruzione delle corone dentarie, probabilmente connesse a preesistenti difetti di sviluppo. Queste caratteristiche patologiche evidenziano uno stato nutrizionale precario conseguenza di disturbi sofferti nel delicato periodo della gravidanza e nella prima fase postnatale (Fig. 4 g).

Fig 4 g: Osservazione al Microscopio Elettronico a Scansione (SEM) dell’incisivo deciduo laterale dell’infante di T.43: sono ben visibili le erosioni profonde della corona dentale

Fig 4 g: Osservazione al Microscopio Elettronico a Scansione (SEM) dell’incisivo deciduo laterale dell’infante di T.43: sono ben visibili le erosioni profonde della corona dentale

Tombe 80 e 81. Due adolescenti rinvenuti in due fosse contigue presentavano la medesima necrosi avascolare di entrambe le teste femorali e connesse problematiche deambulatorie. Queste lesioni sono coerenti con il morbo di Legg-Calvé-Perthes, dovuto all’ostruzione dell’apporto sanguigno alla porzione metafisaria di accrescimento e all’epifisi della testa femorale (Fig. 4 f)

Fig 4 f: Epifisi della testa femorale dell’individuo adolescente di T.81: si osservano numerose cavità cistiche e la deformazione dell’estremità articolare, tipici della malattia di Legg-Calvé-Perthes

Fig 4 f: Epifisi della testa femorale dell’individuo adolescente di T.81: si osservano numerose cavità cistiche e la deformazione dell’estremità articolare, tipici della malattia di Legg-Calvé-Perthes

Il confronto diacronico

Da un confronto diacronico della popolazione si evidenzia un lieve miglioramento delle condizioni di vita nella fase più tarda del Medioevo rispetto al Pieno Medioevo, attestato nei soggetti adulti da un aumento della statura in entrambi i sessi di circa 2 cm e dalla diminuzione dei gradi severi di porosità cranica, della carie e dei difetti dello smalto dentario. Nei soggetti non adulti, invece, si osserva in controtendenza l’aumento delle carie e dei difetti dentari, evidenza che potrebbe essere connessa con un cambiamento nelle pratiche nutrizionali e una dieta maggiormente fondata sul consumo di prodotti raffinati e cariogeni.

GLI ALTRI SITI

GLI ALTRI SITI

Cripta di Azzio

Il primo edificio di culto dedicato a Sant’Eusebio risale all’VIII secolo d.C. e ha subito durante i secoli almeno tre grandi interventi di rifacimento, identificati grazie agli scavi archeologici svolti nel 2012.
Di particolare interesse è la Cripta, il cosiddetto putridarium, uno spazio ipogeo che si trova al di sotto dell’altare maggiore. Al suo interno, si dispongono sedici nicchie in cui erano deposte i corpi delle più alte cariche dell’Ordine. Qui, in una cerimonia che prende il nome di doppia sepoltura, i confratelli venivano seduti nelle esedre, per poi essere spostati in un ossario comune al termine del processo di decomposizione. L’ambiente ipogeo era una stanza in cui ne veniva probabilmente perpetuata la memoria, in una ritualità che comprendeva dei momenti di riflessione sulla morte grazie a un dialogo continuo fra vivi e defunti.

Caravate Sant’Agostino

La Chiesa di Sant’Agostino è stata menzionata per la prima volta nel 1107 e confermata come parte del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia da Federico Barbarossa nel 1157. Nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche architettoniche. Nel 1853, è stata costruita una nuova chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Agostino vicino all’antico oratorio. Ciò ha portanto all’abbandono completo dell’edificio romanico, che è stato incorporato nelle nuove strutture circostanti. All’interno della chiesa, si trovano affreschi del tredicesimo secolo, tra cui una crocifissione in stile gotico e un’adorazione dei Re Magi, che decorano il catino dell’abside orientale. Durante le campagne di scavo degli anni 1989, 2002-2003 e 2018-2019, la chiesa e l’adiacente area cimiteriale sono state indagate, rivelando la presenza di 23 sepolture.