Cripta Di Azzio

Dati

  • Nome:
    Cripta della chiesa dei Santi Eusebio e Antonio
  • Cronologia sito:
    XVII secolo d.C.

Dove si trova

Vicolo Mascioni 3, 21030, Azzio (VA)

Gallery

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La chiesa dei Santi Eusebio e Antonio di Azzio
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Un luogo di sepoltura per religiosi, nobili e laici
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La chiesa dei Santi Antonio ed Eusebio: uno scrigno antropologico
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Gli abitanti di Azzio
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Nobili
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Religiosi

La chiesa dei Santi Eusebio e Antonio di Azzio

Questa  chiesa  rappresenta  uno  dei  pochi  edifici  di  culto  seicenteschi  che  si  sono  preservati  nella  loro  forma originaria.  La  funzione  religiosa  del  luogo,  tuttavia,  è  da  ricercare  nei  secoli  precedenti.  Il  primo  edificio  di culto  costruito  in  quest’area, dedicato  a  Sant’Eusebio e  risalente  all’VIII secolo  d.C.,  ha  subito  durante  i secoli  almeno  tre  grandi  interventi  di  rifacimento,  da  noi  conosciuti  grazie  agli  scavi  archeologici  svolti  nel 2012  (Figura 1a, 2a).

Figura 1a: Lo  scavo  archeologico  della  navata  durante  il  2012

Figura 2a:Planimetria della chiesa in seguito agli scavi del  2012

Questa  prima  chiesa  è  legata  alle  famiglie  Pusterla,  Leoni  di  Cabiaglio  e  un  ramo  locale  dei  Besozzi.  La storia  dell’edificio odierno  inizia  nel  1608,  quando  una  comunità  francescana  si  insediò  ad  Azzio,  fondando un  nuovo  convento  dopo  aver  demolito  la  vecchia  chiesa  per  costruire  il  complesso  architettonico  che vediamo   oggi.   I   lavori   di   costruzione,   così   come   ricordato   dalla   lapide   murata   in   facciata   a   sinistra dell’entrata, iniziarono il  18 novembre 1608 quando  Filippo Archinto,  vescovo  di  Como,  pose la prima  pietra (Figura  1b). 

Figura 1b: Lapide  che   ricorda  la  posa  della  prima  pietra  nel 1608

Il  cantiere  durò  16  anni  e  il  7  luglio  1624  il  vescovo  Aurelio  Archinto  consacrò  l’edificio, dedicandolo  ai  Ss.  Antonio  da  Padova  ed  Eusebio  da  Vercelli.  Il  complesso  conventuale  è  oggi  ancora presente, ma frazionato nella proprietà e in parte adibito a uso abitativo.

 Durante la sua storia Azzio è rientrata nella giurisdizione del Comitato del Seprio, dal 1287 parte dello stato visconteo-sforzesco  di  Milano.  Dal  1450  il  paese  è  entrato  a  far  parte  dei  feudi  della  famiglia  Cotta,  per finire  sotto  l’influenza della  famiglia  Visconti-Borromeo-Arese  dal  1728.  Dal  punto  di  vista  della  cura  delle anime la  chiesa  è  dipesa  dalla  collegiata  pievana  di  S. Lorenzo  di  Cuveglio per  poi  passare  alla giurisdizione ecclesiastica  dell’episcopato di Como ancora vigente.

 La  chiesa  di  Sant’Eusebio,  prima,  e  la  chiesa  dei  Ss.  Antonio  ed  Eusebio,  dopo,  sono state  per  secoli  i luoghi della cura d’anime del paese  ma anche il luogo in cui molte persone  hanno trovato  sepoltura.

Un luogo di sepoltura per religiosi, nobili e laici

Le  indagini  archeologiche  che  hanno  permesso  di  conoscere  la  storia  del  luogo  ci  hanno  fornito  dati  utili per conoscere  anche l’uso funerario che il complesso  ha assolto durante i secoli.

Prima chiesa altomedievale  (VIII secolo)

L’edificio (Figura  1c,  in  arancione)  era  compreso  all’interno della  chiesa  odierna,  occupandone  l’area della navata e seguendone a sommi capi l’orientamento. Si trattava di una costruzione rettangolare di circa 5,5 x 9  m.  Questa  prima  chiesa,  legata  ai  modelli  dei  sacelli  funerari  privati  tardoromani,  si  distingue  per  l’abside quadrata,  un  elemento  che  connota  alcuni  edifici  di  culto  di  antica  fondazione.  In  questa  fase  non  state rivenute sepolture.

Figura 1c: Prima chiesa altomedievale

Figura 1d: Seconda chiesa altomedievale (VIII-XI secolo)

Seconda  chiesa  altomedievale  (VIII-XI secolo)

Questo  edificio  (Figura  1d,  in  verde)  viene  costruito  in  seguito  all’abbattimento della  prima  chiesa.  Pochi  gli elementi  archeologici  a  nostra  disposizione per  capirne la  forma  e lo  sviluppo.  Interessante  è  la  presenza  di un’area dedicata  alla  sepoltura  dei  bambini  in  cui  sono  stati  ritrovati  quattro  soggetti  sepolti  in  quello  che doveva  essere  al tempo uno spazio esterno.

Terza chiesa  romanica o tardo-romanica  (XI-XIII  secolo)

Questa    chiesa    ad    “aula   adriatica”   con    campanile    è    frutto    della    ricostruzione    monumentale    della preesistente,  siamo  infatti  di  fronte  a  un  edificio  di  17,8  x  7,8  m  (Figura  1e,  in  rosso).  All’interno  della chiesa,   nei   pressi   dell’altare,  sono   state   scoperte   tre   sepolture   privilegiate,   mentre   al   suo   esterno numerose  tombe  hanno  permesso  di  indiziare  una  vasta  area  ad  uso  cimiteriale.  All’interno di  una  delle tombe  privilegiate  è  stato  rinvenuto  un  gruzzolo  di  undici  monete  in  lega  d’argento impilate  all’interno di quello  che  doveva  essere  un  sacchetto  in  materiale  deperibile.  Una  volta  restaurate  sono  state  riconosciute quali  monete  risalenti  almeno  al  1450  circa,  un  obolo  per  S.  Pietro  che  accoglieva  le  anime  alla  soglia  del Paradiso;  questa  pratica  è  ben  documentata  nella  tradizione  del  tempo,  tuttavia,  il  numero  di  monete  e  il loro valore fanno del gruzzolo di Azzio un unicum.

Figura 1e: Terza chiesa romanica o tardo-romanica (XI-XIII secolo).

Chiesa seicentesca  (1608  ad oggi)

I  lavori  di  rifacimento  della  chiesa  hanno  permesso  la  costruzione  di  numerosi  ambienti  ipogei  dedicati  alla sepoltura  dei  francescani,  delle  famiglie  nobili  del  luogo  e  degli  abitanti  di  Azzio.  Nella  navata  cinque  cripte funerarie  sono  disposte  secondo  una  V  con  apice  verso  l’altare:  si  tratta  delle  tombe  della  famiglia  de Vincenti,  degli  ossari  comuni  e  del  sepolcro  del  Terzo  Ordine  Francescano.  Altri  due  ambienti  ipogei  sono  al di  sotto  della  zona  presbiteriale:  la  tomba  di  Carlo  Girolamo  I  Porta,  la  cui  nobile  famiglia  era  residente nella   vicina   Villa   Della   Porta   –  Bozzolo   di   Casalzuigno   e   il   cosiddetto   putridarium,   la   cripta   funeraria riservata   al   Primo   Ordine   francescano,   che   ospitava   uno   dei   rituali   più   curiosi   ed   emblematici   delle comunità religiose di età Moderna,  quello della doppia sepoltura.

La chiesa dei Santi Antonio ed Eusebio: uno scrigno antropologico

Le  analisi  archeologiche  e  antropologiche  condotte  tra  il  2012  e  il  2023  hanno  permesso  di  rinvenire  e studiare  numerosi  soggetti  provenienti  da   diverse   epoche  e   appartenenti   a  differenti  classi  sociali.  Le informazioni  acquisite  grazie  al  loro  studio  ci  hanno  permesso  di  conoscere  aspetti  legati  ad  una  ritualità ormai  dimenticata,  al  loro  stile  vita,  qualità  di  salute  e  alle  malattie  di  cui  soffrivano.  Tra  le  molte  storie che  abbiamo  annotato  vogliamo  presentare  qui  alcune  di  quelle  legate  ai  diversi  gruppi  sociali  sepolti  nella chiesa: religiosi, nobili e abitanti dell’antica Azzio (Figura 1).

Figura :Planimetria della chiesa in seguito agli scavi del  2012

Nobili

Gli  ultimi  anni  di  studio  hanno  portato  a  indagare  il  sepolcro  fatto  costruire  da  Carlo  Girolamo  I  Dalla  Porta, la  cui  famiglia,  residente  nella  vicina  Villa  Dalla  Porta  Bozzolo  a  Casalzuigno,  si  occupava  di  amministrare gli  interessi  economici  dei  francescani  (Figura  3a-d).  Le  analisi  hanno  permesso  di  identificare  le  spoglie  di Carlo  Girolamo  I,  quelle  di  sua  moglie  e  probabilmente  quelle  di  suo  figlio.  Il  nostro  progetto  ha  permesso, ancora  una  volta,  di  raccontare  un  pezzo  di  storia  del  territorio  della  Valcuvia,  fino  ad  oggi  ammutolito dall’oblio del tempo (Figura 3c-d).

Figura 3a: Scale  di  entrata  dell’ipogeo di  Carlo  Girolamo  I  Dalla  Porta;

Figura 3b: Nella  cripta  si  trovano  tre  casse  di legno

Figura 3c: Una  cassa  riporta  la  data  1711,  anno  di  morte  del  soggetto

Figura 3d: Nella  cripta  si  trovano  tre  casse  di legno

Gli abitanti di Azzio

Durante  gli  scavi  del  2012  sono  state  scoperte  numerose  sepolture  di  persone  inumate  nella  navata  o  nel cimitero   esterno   di   quelle   che   erano   le   chiese   precedenti   a   quella   in   cui   ci   troviamo   (per   maggiori informazioni si veda il pannello informativo esterno): erano gli antichi abitanti di Azzio che avevano trovato riposo dentro o fuori dall’edificio a seconda dell’importanza che la famiglia aveva all’interno della comunità. L’analisi dei  loro  scheletri  non  ha  mostrato  i  segni  di  traumi  o  di  patologie  diffuse,  dandoci  il  quadro  di  un gruppo  di  persone  con  una  buona  qualità  di  vita.  Alcune  ossa,  tuttavia,  ci  hanno  fatto  ipotizzare  delle carenze nutrizionali legate, in particolare,  a uno scarso  apporto di vitamina C o D.

I  recenti  sviluppi  in  antropologia  fisica,  la  disciplina  che  si  occupa  di  analizzare  gli  scheletri  antichi,  hanno dato  all’antropologo nuovi  strumenti  per  approfondire  questi  aspetti.  Uno  fra  tutti  le  analisi  microscopiche e  quelli  istologiche,  che  noi  abbiamo  utilizzato  per  indagare  queste  carenze  dal  modo  in  cui  si  deposita  la dentina all’interno dei denti.

Immaginate  un  dente  in  formazione:  il  dente  cresce  grazie  all’apposizione  di  strati  di  dentina,  che  si sovrappongono  gli  uni  agli  altri.  In  una  persona  sana  questi  strati  hanno  all’incirca  lo  stesso  spessore, tuttavia,  in  momenti  difficili  per  il  nostro  organismo  questo  strato  può  essere  più  sottile,  o  essere  deposto in  maniera  disordinata  e  poco  mineralizzata.  Le  nostre  analisi  sono  andate  proprio  a  cercare  questi  episodi di  malposizione  della  dentina,  che  ci  indicano  dei  momenti  in  cui  i  soggetti  possono  aver  sofferto  di  stati carenziali o di episodi difficili (Figura 2 a-f).

Sezione istologica di un incisivo inferiore colorata con fucsina acida

immagini che mostrano le strie di deposizione dello   smalto e della dentina dei denti

immagini che mostrano le strie di deposizione dello   smalto e della dentina dei denti

immagini  che  mostrano le strie di deposizione dello   smalto e della dentina dei denti

area di malposizione della dentina, aspetto denominato   «dentina interglobulare, colorazione con fuscina acida

area del dente in cui è ben visibile la presenza di dentina   interglobulare, colorazione con blu di toluidina e fucsina  acida

Sempre  dal  medioevo  arriva  un  resto  più  unico  che  raro,  che  ci  racconta  della  presenza  di  una  malattia genetica  rara:  l’acondroplasia, una  malattia  dello  sviluppo  scheletrico  che  può  portare  al  nanismo.  Malattia rara  ai  giorni  nostri  e  ancor  più  rara  e  –per  l’antropologo-  preziosa  da  ritrovare  all’interno  dei  contesti antichi,  pochissimi  i  casi  in  Italia  e  uno  di  questi  arriva  proprio  da  questa  chiesa  (Figura  2  g).  Interessante anche  il  fatto  che  il  corpo  fosse  stato  deposto  in  terra  consacrata,  sorte  che,  specialmente  nel  medioevo, non sempre  era riservata alle persone  affette da questa patologia.

Figura 2g: Ricostruzione  tridimensionale  di  un  omero  in  norma  anteriore  con  il  tipico aspetto  tozzo  che  permette  di  diagnosticare  l’acondroplasia

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Gli  scheletri  ci  raccontano  anche  un’altra storia  curiosa,  quello  di  un  maschio  adulto,  rinvenuto  all’interno dell’ossario  francescano  ma  che  frate  non  era  (Figura  3  e,  botola  a  pavimento).  Il  corpo  è  stato  infatti datato  al  radiocarbonio  14  e  risale  a  un’epoca successiva  all’abbandono della  chiesa  da  parte  dei  frati  con le   soppressioni   napoleoniche   che   furono,   tra   l’altro,  gli   ultimi   a   seppellire   i   loro   morti   all’interno  del contesto.

Un  vero  e  proprio  cold  case  le  cui  dinamiche  restano  ancora  discusse.  Questo  soggetto  non  è  interessante solo  per  la  storia  che  ancora  cela  ma  anche  per  una  patologia  molto  diffusa  nel  nostro  territorio  a  cavallo tra  Ottocento  e  Novecento:  la  tubercolosi.  Ci  troviamo  non  solo  di  fronte  alle  prove  materiali  di  questa malattia  ma  anche  a  uno  sviluppo  molto  raro  di  questa  patologia,  quello  subligamentoso,  accompagnato dal  classico  segno  della  patologia,  il  morbo  di  Pott,  che  doveva  aver  portato  a  una  vistosa  gobba  a  carico dello sventurato (Figura 2 h).

Figura 2h: norma  anteriore,  posteriore  e  laterale  della  colonna  del  soggetto rinvenuto nell’ossario sotto il putridarium, l’area alto toracica è caratterizzata dal morbo di Pott di origine tubercolare

Religiosi

Gli  studi  hanno  permesso  anche  di  acquisire  nuovi  dati  sulla  ritualità  riservata  ai  confratelli  francescani sepolti nell’ipogeo di fronte all’altare. Si tratta di un’ambiente ellissoidale  a  cui si accede da una  ripida scala ai  cui  piedi  si  apre  la  botola  dell’ossario comune  e  alla  cui  fronte  si  trova  un  piccolo  altare  (Figura  3e).  Sui lati  si  dispongono  sedici  nicchie  in  cui  erano  deposte  le  più  alte  cariche  dell’Ordine.  Qui,  in  una  cerimonia che  prende  il  nome  di  doppia  sepoltura,  i  confratelli  venivano  seduti  nelle  esedre,  per  poi  essere  murati nello spazio in cui ne avveniva la decomposizione  (Figura 3f).

L’ambiente ipogeo  era  una  stanza  in  cui  ne  veniva  probabilmente  perpetuata  la  memoria,  in  una  ritualità che  comprendeva  dei  momenti  di  riflessione  sulla  morte  grazie  a  un  dialogo  continuo  fra  vivi  e  defunti.  Non solo,  le  malattie  di  cui  soffrivano  i  confratelli  erano  molto  diverse  da  quelle  degli  abitanti  del  paese:  non  ci sono infatti segni di malnutrizione ma di malattie legate all’età come l’artrosi e l’osteoporosi.

Figura 3e: Il  putridarium  di  Azzio

Figura 3f: I  resti  di  un francescano sepolto nel putridarium, ricollocati in ordine anatomico.

GLI ALTRI SITI

GLI ALTRI SITI

Cittiglio San Biagio

La chiesa di San Biagio è oggi l’edificio religioso più antico di Cittiglio. Si tratta di un tipico esempio di architettura romanica, ad aula unica, facciata a capanna e singolo portale centrale. Nel corso dei secoli la chiesa è stata teatro di numerosi interventi che ne hanno modificato la struttura.A seguito di una lunga fase di restauro dell’edificio, iniziata nel 1992, nel 2006 presero avvio gli scavi archeologici all’interno della chiesa che misero in evidenza la struttura dell’atrio funerario, con fasi di utilizzo tra XI e XVI secolo. Al suo interno sono state portate in luce 22 sepolture e un ossario comune.
Tra il 2016 e il 2020 gli scavi del sagrato hanno rilevato uno spazio cimiteriale databile tra il X e il XVII secolo e hanno permesso di recuperare un totale di 61 tombe e un’ampia fossa ossario nella porzione Est, quest’ultima probabilmente relativa all’ultima fase di bonifica dell’area cimiteriale.

Caravate Sant’Agostino

La Chiesa di Sant’Agostino è stata menzionata per la prima volta nel 1107 e confermata come parte del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia da Federico Barbarossa nel 1157. Nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche architettoniche. Nel 1853, è stata costruita una nuova chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Agostino vicino all’antico oratorio. Ciò ha portanto all’abbandono completo dell’edificio romanico, che è stato incorporato nelle nuove strutture circostanti. All’interno della chiesa, si trovano affreschi del tredicesimo secolo, tra cui una crocifissione in stile gotico e un’adorazione dei Re Magi, che decorano il catino dell’abside orientale. Durante le campagne di scavo degli anni 1989, 2002-2003 e 2018-2019, la chiesa e l’adiacente area cimiteriale sono state indagate, rivelando la presenza di 23 sepolture.