Caravate Sant’Agostino

Caravate

Sant’Agostino

Dati

  • Nome:
    Chiesa di Sant’Agostino
  • Cronologia sito:
    XII secolo d.C.

Dove si trova

Via Isonzo 5B, 21032, Caravate (VA)

Gallery

R
Chiesa di sant’Agostino
R
Fase Architettonica 1
R
Fase Architettonica 2
R
Fase Architettonica 3
R
Il Cimitero esterno
R
Gli antichi abitanti di Caravate
R
Di quali mattie soffrivano gli antichi caravatesi?

Chiesa di sant’Agostino

La Chiesa di Sant’Agostino si trova in una zona di grande importanza storica, che collega il Ticino ai passi alpini. Tuttavia, le informazioni storiche sulla chiesa sono scarse. È stata menzionata per la prima volta in un atto del 1107 e successivamente appare in un documento del 1157 in cui Federico Barbarossa confermò la sua appartenenza, insieme alla chiesa di Santa Maria del Sasso, al monastero di Pavia, San Pietro in Ciel d’Oro. Tutta l’area di Caravate apparteneva quindi al monastero di Pavia di San Pietro in Ciel d’Oro. Tra il XII e il XIII secolo, la chiesa passò alla chiesa parrocchiale di Cuvio sotto la diocesi di Como, che successivamente cedette la proprietà a un privato cittadino in cambio di terre in Lomellina. Trasformata in un oratorio privato, la struttura subì un lento declino, come testimoniano le visite pastorali del XVI secolo, dove veniva lamentata la mancanza di suppellettili. Ciò portò nel 1853 alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale a poche centinaia di metri dall’antico oratorio dedicata a Sant’Agostino, a cui seguì il totale abbandono dell’edificio romanico che fu circondato e quasi incorporato in edifici successivi.

All’interno dell’edificio sono presenti interessanti affreschi del tredicesimo secolo che occupano tutto lo spazio del catino dell’abside orientale. Tra questi compaiono una crocifissione gotica e un’adorazione dei Re Magi (Fig.1).

La chiesa ha subito diverse fasi strutturali nel corso del tempo.

Fig. 1 Affresco del catino absidale orientale

Fase I

Nella prima fase, la chiesa era costituita da un’aula unica, mono-absidata con l’abside posta ad est. L’accesso era situato a nord, in angolo con la facciata, e il pavimento era in battuto di malta. Un successivo piano pavimentale in concotto del quale rimangono alcuni frammenti, ha restituito una moneta risalente al periodo tra il 1100 e il 1250. Le fondazioni, realizzate con la tecnica del sacco, suggeriscono la presenza di un campanile, in quanto più profonde in una sezione del lato nord del perimetro. Tuttavia, questa ipotesi non può essere verificata a causa dei lavori di costruzione della seconda abside, che hanno alterato la struttura originale, e della costruzione di un edificio che ha incorporato in parte la struttura ecclesiastica.

Fase II

Durante una prima ristrutturazione, l’antica pavimentazione dell’abside Est venne rimossa e sostituita con un nuovo strato pavimentale, datato grazie a una moneta del 1466-1476, che presentava una preparazione per accogliere il nuovo altare rettangolare. La porta a Nord venne tamponata, mentre una nuova porta venne aperta a Sud, della quale la soglia è ancora presente. In questa fase potrebbero essere state realizzate due tombe a fossa per bambini, ricavate rimuovendo una parte del pavimento della fase precedente.

Fase III

In questa fase si verificarono sostanziali cambiamenti alla struttura della chiesa, con la demolizione del perimetro ad Ovest e la costruzione di una seconda abside. Probabilmente le due finestre dell’abside Est e la porta ad Ovest vennero chiuse, mentre due nuove finestre rettangolari vennero aperte sul prospetto Nord. Durante questa fase vennero costruiti un ossario interno, posizionato tra l’abside Ovest e il perimetro Nord, e un nuovo pavimento in mattoni. Una moneta datata alla fine del 1400 è stata trovata alla base dell’ossario, segnando il limite post quem della sua costruzione, mentre una lastra di chiusura individuata in una seconda camera ipogea, costruita in tempi più recenti, riporta la scritta “Luini 1572”. Si presume che i Luini, una famiglia nobile di Caravate, utilizzarono la chiesa come luogo privilegiato di sepoltura. In seguito, la pavimentazione in mattoni venne rimossa per la costruzione di un nuovo ossario, collocato all’angolo Est lungo la parete Nord. La botola di chiusura della tomba della famiglia Luini venne sostituita per essere utilizzata come chiusura del nuovo ossario. Inoltre, venne realizzata una nuova pavimentazione sopra uno strato di innalzamento e, in seguito, la costruzione di abitazioni inglobò l’abside Ovest.

Il cimitero esterno

La chiesa e l’adiacente area cimiteriale sono state indagate durante le campagne di scavo degli anni 1989, 2002-2003 e 2018-2019 (Fig.2).

 

Fig. 2 Pianta dell’area di scavo a Nord della chiesa, tombe indagate tra il 2002 e il 2003

Campagna di scavo 1989

Durante la campagna di scavo del 1989, la zona esterna esplorata ha rivelato la presenza di tre tombe. Due di queste si trovavano adiacenti all’abside e sono state attribuite alla prima fase architettonica della chiesa. Una di queste, di forma antropoide, è stata realizzata con blocchetti di tufo, mentre l’altra era composta da scaglie di pietra locale. Entrambe le tombe erano vuote, probabilmente a causa di interventi di risanamento effettuati negli anni ’50.

Inoltre, venne identificata un’ulteriore struttura realizzata in blocchi di tufo, leggermente più a Nord del perimetrale della chiesa. La sepoltura era ancora sigillata e caratterizzata da un’incisione a forma di croce a livello della testa dell’inumato.

 

Campagna di scavo 2002- 2003

Le indagini svolte tra il 2002 e il 2003 restituirono un totale di 13 sepolture, di cui 10 collocate nell’area Nord e 3 nell’area a Sud della struttura. Le tombe a Nord si distribuiscono su terrazzamenti ricavati nel fianco della collina. Tutte le sepolture erano ad inumazione entro tombe strutturate in pietra locale, di forma antropomorfa, con orientamento Ovest-Est. In quasi tutti i casi si sono rinvenute testimonianze di riutilizzo delle tombe.  Le sepolture a Sud della chiesa erano collocate lungo il perimetrale. Durante le indagini svolte tra il 2002 e il 2003, furono scoperte un totale di 13 sepolture: 10 nella zona Nord e 3 nella zona Sud della struttura. Le tombe a Nord erano distribuite su terrazzamenti scavati nel fianco della collina e, presentavano una struttura in pietra locale a forma antropomorfa, con orientamento Ovest-Est. La maggior parte di esse presentava tracce di riutilizzo. Le tombe nella zona Sud della chiesa, invece, erano collocate lungo il perimetro. Grazie al progetto di valorizzazione del sito archeologico, alcune di queste tombe sono ancora visibili.Inizio moduloFine modulo

 

Campagna di scavo 2018-2019

Durante le ultime campagne di scavo del 2018 e 2019, è stato possibile delineare con maggiore precisione la conformazione del cimitero grazie all’indagine di una porzione maggiore del terrazzamento. È stato chiarito che il terrazzamento era delimitato a Nord da una struttura muraria, in parte collassata, utile per sostenere un ulteriore livello sopraelevato. Inoltre, nel terreno di crollo di questo muro sono state trovate diverse ossa sparse, possibilmente appartenenti ad un ulteriore livello di utilizzo del cimitero.

Nel complesso, l’area oggetto di indagine ha restituito diverse fasi di utilizzo del cimitero, almeno per quanto riguarda il primo terrazzamento, grazie alla chiara sequenza stratigrafica identificata. La prima fase comprende quattro tombe in cassa litica, tre delle quali appartenenti a soggetti subadulti e una a un soggetto adulto (Fig.3, 4). Tuttavia, il riutilizzo delle strutture per la deposizione di più individui, e l’assenza di materiale di corredo, non permettono di fornire una precisa datazione.

La seconda fase è caratterizzata da tre fosse di bonifica, posizionate in sovrapposizione alle sepolture della prima fase. Un aspetto di rilievo è rappresentato dall’orientamento delle sepolture, le quali risultano disposte sull’asse Nord-Sud, perpendicolare rispetto alle tombe precedentemente portate in luce. Tale differenza potrebbe essere giustificata dalla necessità di sfruttare al meglio lo spazio all’interno del primo terrazzo.

Fig. 3 Tomba in struttura litica scavata nel 2019 (Tomba 18)

Fig. 4 Copertura di una tomba scavata nel 2019 (Tomba 16)

Gli antichi abitanti di Caravate

Durante gli scavi sono state scoperte un totale di 23 sepolture, 2 delle quali riutilizzate come ossario comune. Tutte le tombe sono realizzate con elementi lapidei di dimensioni variabili, sigillate da lastre di pietra. Gli inumati erano deposti in posizione supina, a eccezione dell’individuo della tomba 6, rinvenuto deposto sul fianco sinistro. L’analisi degli scheletri ha permesso di ricostruire il profilo biologico dei singoli individui deposti determinando la presenza di soggetti maschili e femminili rappresentativi di tutte le fasce di età. All’interno del campione adulto non stupisce l’assenza di individui senili in quanto in epoca medievale l’aspettativa di vita dei soggetti adulti difficilmente raggiungeva l’età più avanzata.

Gli antichi abitanti di Caravate non erano molto alti, infatti, la statura media delle femmine era di circa 145-150 cm e quella dei maschi di 160-165 cm. La forma del cranio, che varia a seconda della popolazione, è omogenea all’interno del gruppo di Caravate. Pertanto, è possibile ipotizzare che i soggetti condividessero un’origine territoriale comune.

 

Le indagini paleonutrizionali, svolte sul tartaro dentario, hanno permesso di ricavare alcune caratteristiche ella dieta dell’antica popolazione di Caravate. La spettrometria di massa ha identificato la presenza di fitoliti (strutture di silicio che si trovano nelle cellule delle piante), microcarboni, diatomee, fibre e granuli di amido suggerendo una dieta basata sul consumo di proteine, per lo più di derivazione ittica, e di carboidrati provenienti da piante appartenenti alla famiglia delle graminacee. La dieta comprendeva anche il consumo di ortica, un’erba largamente utilizzata per la preparazione di zuppe in età medievale.

Di quali mattie soffrivano gli antichi caravatesi?

L’analisi paleopatologica dei reperti osteologici ha evidenziato la presenza di diverse malattie che affliggevano la popolazione. Analizzando i denti, ad esempio, è stata verificata la loro perdita precoce accompagnata da numerose carie e da molto tartaro. Queste condizioni possono dare informazioni sullo stile di vita, sulla dieta e sulla salute degli individui. In particolare, queste patologie sono riconducibili a una popolazione rurale medievale, quale quella di Caravate.

L’analisi delle ossa ha permesso, inoltre, di ipotizzare un forte uso degli arti inferiori, spesso accompagnato da problemi artrosici della colonna vertebrale. Evidenze probabilmente legate a uno stile di vita che prevedeva molto sforzo e lavoro fisico.

Gli antichi caravatesi non dovevano essere una popolazione tranquilla. Infatti, i crani di molti individui, tra cui anche donne e bambini, mostrano ferite provocate da oggetti contundenti. Non è possibile dire se questi fossero gli esiti di violenza interpersonale fra i soggetti del gruppo o di battaglie. Tuttavia, va ricordato come in nessun caso questi traumi siano stati la causa di morte diretta per gli individui.

Alcuni casi particolari

L’esile donna della tomba 8, di 50-55 anni soffriva di distrofia biparietale, una condizione caratterizzata dall’assottigliamento delle ossa parietali del cranio verificata grazie alle analisi macroscopiche, radiologiche e istologiche. La causa di questa condizione a livello clinico e paleopatologico risulta del tutto controversa. Tuttavia, il sesso dell’individuo, l’età alla morte e la presenza di fratture vertebrali hanno permesso di correlare l’assottigliamento biparietale con l’invecchiamento e l’osteoporosi.

 

Il maschio della toma tomba 18, di 45-50 anni di età, soffriva di una rara patologia chiamata Legg-Calvé-Perthes. L’interesse per questo soggetto è scaturito dalle evidenti lesioni patologiche analizzate morfologicamente e confrontate sulla base della letteratura paleopatologica specifica. Sono state riscontrate sulla superficie articolare della testa del femore destro e nell’acetabolo dell’osso dell’anca corrispondente, porosità ed esostosi. La sua mancata integrità non ha permesso di determinare con certezza le cause che hanno portato alla degenerazione della fovea capitis. Queste vanno ricercate in una possibile lussazione o in un riassorbimento. La testa del femore, dalle dimensioni maggiori e dalla conformazione assunta a causa della deformazione, presenta un aspetto che ricorda quello di un fungo.

 

Da una diagnosi differenziale accurata, le anomalie risultano essere tutte caratteristiche rappresentative della Legg-Calvé-Perthes. Si tratta di una rara malattia infantile che induce l’osteocondrosi della testa del femore causata dalla mancata irrorazione sanguigna durante la crescita. L’eziologia della malattia rimane ancora sconosciuta nonostante sia stato discusso il ruolo dei fattori traumatici, genetici, metabolici, nutrizionali, ambientali, ormonali ed ematologici come potenziali cause dei cambiamenti che interessano, nello specifico, la testa del femore. La malattia può comprendere un ampio spettro di manifestazioni, da lievi come una zoppia dell’anca, a gravi con alterazioni degenerative permanenti della sua articolazione. Per questo LCPD può essere una malattia autolimitante. Nel caso di questo individuo l’aspetto dei distretti scheletrici coinvolti suggerisce la funzionalità dell’anca destra fino alla sua morte anche se sicuramente, il mancato trattamento adeguato, ha causato un peggioramento della patologia con la crescita.

GLI ALTRI SITI

GLI ALTRI SITI

Cripta di Azzio

Il primo edificio di culto dedicato a Sant’Eusebio risale all’VIII secolo d.C. e ha subito durante i secoli almeno tre grandi interventi di rifacimento, identificati grazie agli scavi archeologici svolti nel 2012.
Di particolare interesse è la Cripta, il cosiddetto putridarium, uno spazio ipogeo che si trova al di sotto dell’altare maggiore. Al suo interno, si dispongono sedici nicchie in cui erano deposte i corpi delle più alte cariche dell’Ordine. Qui, in una cerimonia che prende il nome di doppia sepoltura, i confratelli venivano seduti nelle esedre, per poi essere spostati in un ossario comune al termine del processo di decomposizione. L’ambiente ipogeo era una stanza in cui ne veniva probabilmente perpetuata la memoria, in una ritualità che comprendeva dei momenti di riflessione sulla morte grazie a un dialogo continuo fra vivi e defunti.

Cittiglio San Biagio

La chiesa di San Biagio è oggi l’edificio religioso più antico di Cittiglio. Si tratta di un tipico esempio di architettura romanica, ad aula unica, facciata a capanna e singolo portale centrale. Nel corso dei secoli la chiesa è stata teatro di numerosi interventi che ne hanno modificato la struttura.A seguito di una lunga fase di restauro dell’edificio, iniziata nel 1992, nel 2006 presero avvio gli scavi archeologici all’interno della chiesa che misero in evidenza la struttura dell’atrio funerario, con fasi di utilizzo tra XI e XVI secolo. Al suo interno sono state portate in luce 22 sepolture e un ossario comune.
Tra il 2016 e il 2020 gli scavi del sagrato hanno rilevato uno spazio cimiteriale databile tra il X e il XVII secolo e hanno permesso di recuperare un totale di 61 tombe e un’ampia fossa ossario nella porzione Est, quest’ultima probabilmente relativa all’ultima fase di bonifica dell’area cimiteriale.