I Percorsi della BioArcheologia

I Percorsi della BioArcheologia

Cripta di Azzio

Il primo edificio di culto dedicato a Sant’Eusebio risale all’VIII secolo d.C. e ha subito durante i secoli almeno tre grandi interventi di rifacimento, identificati grazie agli scavi archeologici svolti nel 2012.
Di particolare interesse è la Cripta, il cosiddetto putridarium, uno spazio ipogeo che si trova al di sotto dell’altare maggiore. Al suo interno, si dispongono sedici nicchie in cui erano deposte i corpi delle più alte cariche dell’Ordine. Qui, in una cerimonia che prende il nome di doppia sepoltura, i confratelli venivano seduti nelle esedre, per poi essere spostati in un ossario comune al termine del processo di decomposizione. L’ambiente ipogeo era una stanza in cui ne veniva probabilmente perpetuata la memoria, in una ritualità che comprendeva dei momenti di riflessione sulla morte grazie a un dialogo continuo fra vivi e defunti.

 

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Caravate Sant’Agostino

La Chiesa di Sant’Agostino è stata menzionata per la prima volta nel 1107 e confermata come parte del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia da Federico Barbarossa nel 1157. Nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche architettoniche. Nel 1853, è stata costruita una nuova chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Agostino vicino all’antico oratorio. Ciò ha portanto all’abbandono completo dell’edificio romanico, che è stato incorporato nelle nuove strutture circostanti. All’interno della chiesa, si trovano affreschi del tredicesimo secolo, tra cui una crocifissione in stile gotico e un’adorazione dei Re Magi, che decorano il catino dell’abside orientale. Durante le campagne di scavo degli anni 1989, 2002-2003 e 2018-2019, la chiesa e l’adiacente area cimiteriale sono state indagate, rivelando la presenza di 23 sepolture.

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Cittiglio San Biagio

La chiesa di San Biagio è oggi l’edificio religioso più antico di Cittiglio. Si tratta di un tipico esempio di architettura romanica, ad aula unica, facciata a capanna e singolo portale centrale. Nel corso dei secoli la chiesa è stata teatro di numerosi interventi che ne hanno modificato la struttura.A seguito di una lunga fase di restauro dell’edificio, iniziata nel 1992, nel 2006 presero avvio gli scavi archeologici all’interno della chiesa che misero in evidenza la struttura dell’atrio funerario, con fasi di utilizzo tra XI e XVI secolo. Al suo interno sono state portate in luce 22 sepolture e un ossario comune.
Tra il 2016 e il 2020 gli scavi del sagrato hanno rilevato uno spazio cimiteriale databile tra il X e il XVII secolo e hanno permesso di recuperare un totale di 61 tombe e un’ampia fossa ossario nella porzione Est, quest’ultima probabilmente relativa all’ultima fase di bonifica dell’area cimiteriale.

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IL PROGETTO

Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare sotto il profilo bioarcheologico alcune realtà cimiteriali del passato. Il territorio che abbiamo scelto per implementare questa nostra iniziativa è il varesotto, in quanto le numerose esplorazioni bioarcheologiche dalla fine degli anni novata ad oggi hanno portato alla luce campioni antropologici in grado di raccontare la popolazione del territorio dal VII secolo al XVIII secolo.

 Oggi, grazie ai finanziamenti erogati da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto, è stato possibile aggiungere nuove aree necropolari per estendere la ricerca bioarcheologica, completando gli scavi archeologici che un tempo erano stati interrotti. Siamo quindi riusciti ad analizzare sia il materiale osteoarcheologico recuperato attraverso scavi di emergenza del territorio, sia i resti osteologici rinvenuti in questi “nuovi” siti.

Con questo primo progetto abbiamo voluto pensare ad un percorso bioarcheologico, selezionando in particolare tre siti attigui della Valcuvia: la chiesa di San Biagio in Cittiglio, quella di Sant’Agostino in Caravate e la cripta situata all’interno della chiesa dei Santi Antonio ed Eusebio in Azzio.
La scelta è ricaduta su queste tre realtà in quanto presentavano forti potenzialità in termini di ricerca bioarcheologica e di creazione di nuovi flussi turistici ed economici strettamente legati al territorio.

In particolare, la presenza di aree cimiteriali all’interno e all’esterno delle chiese prescelte ha permesso di analizzare reperti ossei di campioni antropologici considerevoli per il racconto della storia biologica delle popolazioni del passato.
Dal Medioevo all’Età Moderna, il nostro percorso vi permetterà di visitare contesti sepolcrali unici raccontati attraverso l’esposizione delle evidenze funerarie nonché dei resti umani degli antichi abitanti della Valcuvia.

In fase di realizzazione il nostro progetto ha visto anche la creazione di un archivio biologico presso il sito di Sant’Agostino in Caravate, una vera e propria “osteoteca” alloggiata nella ex biblioteca comunale, dove sono preservati i resti osteologici provenienti da diversi scavi della provincia di Varese e dai siti inclusi nell’iniziativa.

Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare sotto il profilo bioarcheologico alcune realtà cimiteriali del passato. Il territorio che abbiamo scelto per implementare questa nostra iniziativa è il varesotto, in quanto le numerose esplorazioni bioarcheologiche dalla fine degli anni novata ad oggi hanno portato alla luce campioni antropologici in grado di raccontare la popolazione del territorio dal VII secolo al XVIII secolo.

Oggi, grazie ai finanziamenti erogati da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto, è stato possibile aggiungere nuove aree necropolari per estendere la ricerca bioarcheologica, completando gli scavi archeologici che un tempo erano stati interrotti. Siamo quindi riusciti ad analizzare sia il materiale osteoarcheologico recuperato attraverso scavi di emergenza del territorio, sia i resti osteologici rinvenuti in questi “nuovi” siti.

IL PROGETTO

Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare sotto il profilo bioarcheologico alcune realtà cimiteriali del passato. Il territorio che abbiamo scelto per implementare questa nostra iniziativa è il varesotto, in quanto le numerose esplorazioni bioarcheologiche dalla fine degli anni novata ad oggi hanno portato alla luce campioni antropologici in grado di raccontare la popolazione del territorio dal VII secolo al XVIII secolo.

 Oggi, grazie ai finanziamenti erogati da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto, è stato possibile aggiungere nuove aree necropolari per estendere la ricerca bioarcheologica, completando gli scavi archeologici che un tempo erano stati interrotti. Siamo quindi riusciti ad analizzare sia il materiale osteoarcheologico recuperato attraverso scavi di emergenza del territorio, sia i resti osteologici rinvenuti in questi “nuovi” siti.

Con questo primo progetto abbiamo voluto pensare ad un percorso bioarcheologico, selezionando in particolare tre siti attigui della Valcuvia: la chiesa di San Biagio in Cittiglio, quella di Sant’Agostino in Caravate e la cripta situata all’interno della chiesa dei Santi Antonio ed Eusebio in Azzio.
La scelta è ricaduta su queste tre realtà in quanto presentavano forti potenzialità in termini di ricerca bioarcheologica e di creazione di nuovi flussi turistici ed economici strettamente legati al territorio.

In particolare, la presenza di aree cimiteriali all’interno e all’esterno delle chiese prescelte ha permesso di analizzare reperti ossei di campioni antropologici considerevoli per il racconto della storia biologica delle popolazioni del passato.
Dal Medioevo all’Età Moderna, il nostro percorso vi permetterà di visitare contesti sepolcrali unici raccontati attraverso l’esposizione delle evidenze funerarie nonché dei resti umani degli antichi abitanti della Valcuvia.

In fase di realizzazione il nostro progetto ha visto anche la creazione di un archivio biologico presso il sito di Sant’Agostino in Caravate, una vera e propria “osteoteca” alloggiata nella ex biblioteca comunale, dove sono preservati i resti osteologici provenienti da diversi scavi della provincia di Varese e dai siti inclusi nell’iniziativa.

Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare sotto il profilo bioarcheologico alcune realtà cimiteriali del passato. Il territorio che abbiamo scelto per implementare questa nostra iniziativa è il varesotto, in quanto le numerose esplorazioni bioarcheologiche dalla fine degli anni novata ad oggi hanno portato alla luce campioni antropologici in grado di raccontare la popolazione del territorio dal VII secolo al XVIII secolo.

Oggi, grazie ai finanziamenti erogati da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto, è stato possibile aggiungere nuove aree necropolari per estendere la ricerca bioarcheologica, completando gli scavi archeologici che un tempo erano stati interrotti. Siamo quindi riusciti ad analizzare sia il materiale osteoarcheologico recuperato attraverso scavi di emergenza del territorio, sia i resti osteologici rinvenuti in questi “nuovi” siti.

TEAM

TEAM

MARTA LICATA

MARTA LICATA

Responsabile scientifico

In qualità di responsabile scientifico del progetto mi occupo di coordinare tutte le attività di ricerca bioarcheologica presso i siti di Sant’Agostino in Caravate, di S. Biagio in Cittiglio e di Sant’Antonio e Sant’Eusebio ad Azzio.

ROBERTA FUSCO

ROBERTA FUSCO

Assegnista di ricerca

In qualità di assegnista di ricerca mi sono dedicata allo studio antropologico e paleopatologico degli scheletri provenienti da Sant’Agostino in Caravate.

ARIANNA VANNI

ARIANNA VANNI

Borsista di ricerca

In qualità di borsista di ricerca, all’interno del progetto mi sono dedicata alla comunicazione scientifica dei siti all’interno del Journal of Bioarchaeological Research.

CLAUDIA BRESSAN

CLAUDIA BRESSAN

Borsista di ricerca

In quanto borsista d ricerca, mi sono occupata dell’attività di archiviazione dei resti umani presso l’osteoteca di Caravate.

CHIARA TESI

CHIARA TESI

Dottoranda e Borsista di ricerca

In quanto dottoranda e borsista di ricerca, mi sono occupata dell’analisi antropologica e paleopatologica del materiale bioarcheologico proveniente dai siti di S. Biagio in Cittiglio.

CATERINA PANCRAZZI

CATERINA PANCRAZZI

Borsista di ricerca

In qualità di borsista di ricerca, mi sono occupata della catalogazione e della divulgazione del patrimonio archeologico-antropologico.

OMAR LARENTIS

OMAR LARENTIS

Assegnista di ricerca

In qualità di assegnista di ricerca ho condotto lo studio antropologico e paleopatologico nella chiesa dei Santi Eusebio e Antonio di Azzio.

PARTNERS & SUPPORTERS

PARTNER &

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